Data Autore Testata Titolo (clicca per articolo)
22.01.12 U. Sbisà Gazzetta del Mezzogiorno "Broadway" Guido Di Leone a tutto swing
giu 11 G. Gatto A proposito di Jazz Standards on Guitar
16.02.11 U. Sbisà Gazzetta del Mezzogiorno Un chitarrista instancabile
set 10 A. Ayroldi Jazzit n.60 Jazz: passione a tutto campo!
30.12.09 U. Sbisà Gazzetta del Mezzogiorno Il Natale è anche un vero swing
17.02.08 M. Mazzacane levignepiene.com Il Brasile in casa propria
gen 08 V Jazz Magazine Recensione Duets
giu 07 V. Casali Jazzit J-Recensioni
mag 07 Maletto Musica Jazz Sguardi dalla Germania sul Jazz italiano
apr 07 B.S. Musica Jazz Da ascoltare ...
24.10.06 M. Mazzacane levignepiene.com Alta Produttività
21.10.06 U. Sbisà Gazzetta del Mezzogiorno Chitarra sulla strada maestra
12.10.06 N. Gaeta Corriere del Mezzogiorno Di Leone dritto per la sua strada
11.07.06 M. Mazzacane levignepiene.com La prima volta del Trio de Janeiro
mar 06 M. Rosenstein Review Cadence Jazz'n Mambo - Flamingo
gen 06 Michelone Musica Jazz Jazz'n Mambo
n. 60 E.B. Musica Jazz Isole
-- M. Mazzacane Pigreco Isole di Jazz
   
 


Top

   
 


Top

   
 

Top

   
 

Top

   
 

Top

   
 

IL BRASILE IN CASA PROPRIA
di Maurizio Mazzacane
- 17 febbraio 2008
Bossa na minha casa (Fo(u)r, 2008)

Guido Di Leone è un vecchio amico del Brasile. Inseguito (e riproposto) con la chitarra nelle notti di note e nelle atmosfere di un disco. Di tre dischi: quelli condivisi con Paola Arnesaano e Mario Rosini («Abrasileirado») o, qualche tempo più avanti, con la stessa vocalist e il percussionista Enzo Falco (è il progetto "Trio De Janeiro") e con il gruppo allargato di Paola Arnesano («Falando de Jobim»). Tre registrazioni, quelle, eseguite in uno studio: come qualsiasi altra, del resto. Ma i tempi si evolvono e la tecnologia avanza. Anzi, emigra. In casa propria, magari. E sì, perché il quarto tributo alle sonorità oroverdi del chitarrista barese si compie (e si realizza) tra le pareti del suo domicilio, in una stanza opportunamente preparata. Proprio come se fosse una sala di registrazione. Incensando il concetto di autoproduzione: uno dei segni distintivi di questi tempi autarchici, dove è necessario arrangiarsi per non soffrire. E uno degli ingredienti della Puglia musicale che pulsa, che fermenta sempre più.
A proposito: il suo ultimo lavoro è firmato dalla Fo(ur), etichetta che lo stesso Di Leone ha inaugurato e lanciato da un paio di anni con alcuni compagni di musica, come Mino Lacirignola e Larry Franco. E, allora, l'autoproduzione è davvero totale. Come lo stesso cd («Bossa na Minha Casa», «Bossa a Casa Mia») si sforza di sottolineare: cominciando dal titolo. E passando per le foto di copertina e per le note scritte a margine: «Siamo seduti sul divano bianco dopo aver ascoltato i dischi di Baden Powell. la pasta bolle in pentola. Guido prende la sua chitarra classica e comincia a suonare qualche brano di bossa. E se provassimo a registrare con il cd recorder questo incontro tra amici? Sono le 23,30 e tutto è pronto».
Le tracce sono quattordici: si va da "Samba de Verão" di Menescal (interpretata in inglese dalla voce di Francesca Leone) a "Chove Chuva" di Jorge Ben, da "Brigas Nunca Mais" della "dupla" Jobim-De Moraes alla meno ripercorse "Reza" di Edu Lobo e "Samba de Duas Notas" de Luís Bonfá, dalla più leggera "Chiclete con Banana" di Gilberto Gil alle più popolari "Bim Bom" e "Um Abraço no Bonfá" di João Gilbero, "Você e Eu" di Carlinhos Lyra, "Samba da Minha Terra" di Dorival Caymmi, "Este Seu Olhar", "Berimbau", "O Pato" e - poteva disertare? - "Garota de Ipanema". E il prodotto - come dicevamo, fortemente artigianale, nell'accezione migliore del termine - è assolutamente credibile.
Pugliese è anche il resto del quartetto ritrovatosi in circostanze più o meno casuali esattamente un anno fa (ma la masterizzazione avverrà più avanti, nel novembre del 2007, così come il completamento della produzione, ad inizio di quest'anno): detto della chitarra di Guido Di Leone e di Francesca Leone (che continua a spiare le tonalità brasiliane con un'altra formazione, quella dei Marchio Bossa), ecco il contrabbassista castellanese Bepppe De Lilla e il batterista barese Fabio Delle Foglie: per l'occasione, assorbito da rullante e charleston. Intanto, «la città dorme, pioviggina, noi suoniamo, relax e saudade si diffondono per la stanza. Sono le 3,30. Forse, in studio, non avremmo registrato questi brani, forse ovvi e scontati, forse avremmo cercato a tutti i costi perfezione di suoni, dinamiche. Ma questa volta ci piace così. Ci salutiamo contenti e rilassati. Ecco "Samba na Minha Casa"».

Top

 


Jazz Magazine gennaio 2008

Top

   
 

Top

   
 

Top

   
 

Top

   
 

MUSICA - ALTA PRODUTTIVITA'
di Maurizio Mazzacane

http://www.levignepiene.com/recensioni.php?rec_id=36
21 ottobre 2006

La produttività incalzante non è un problema. E le frequentissime visite nelle sale d’incisioni non sono un ostacolo. Anche se il pericolo subdolo dell’impasse è commercialmente implicito. Parole di Guido Di Leone, compositore barese che, a Capurso (Sala Botticelli dell’Hotel ’90), ha presentato ufficialmente la fatica ultima, «Walkin’ Ahead», partorita nel marzo scorso con la complicità del batterista torinese Alessandro Minetto, del caldo sassofonista Barend Middelhoff (olandese di Den Haag, ma bolognese di residenza) e del contrabbassista romano Pietro Ciancaglini.
Del resto, «Questions & Notes», voluta dall’Associazione «Porta del Lago» e coordinata dal direttore artistico della manifestazione, Michele Laruccia (per intenderci: è l’attore primo del «Multicilturita Summer Jazz Festival» di Capurso) è una rassegna che si pregia di sottoporre al pubblico lavori originali prodotti in terra di Puglia, da artisti pugliesi. Coinvolti, prima del live, in un sintetico dibattito dove è possibile comprendere il progetto e le intenzioni che lo sorreggono: situazione, per l’occasione, moderata dall’ormai consumata esperienza di Alceste Ayroldi, una delle anime di Jazzitalia, partner principale dell’appuntamento.
«Walking’ Ahead», distribuito da pochissimi giorni, è il frutto più recente dell’antica collaborazione di Guido Di Leone con la label tedesca “Yvp Music”, ma è pure l’ennesimo album lanciato sul mercato discografico a proprio nome o a nome di una formazione in cui il chitarrista (e, da un po’, anche il batterista) è punto di riferimento. Pratica, questa, rinvigoritasi in questi ultimi mesi, per la verità: da quando, cioè, Di Leone ha fondato – con altri musicisti – un’etichetta indipendente, la Fo(u)r. Ma questa è un’altra storia. «E’ vero, non lo nascondo. In estate, per esempio, è uscito il primo album del Trio De Janeiro, del quale faccio parte, e prima ancora ho registrato diversi altri progetti. E l’intervallo tra un cd e l’altro ha coperto tempi ridottissimi. Produco tanto, lo ammetto. E, forse, da un certo punto di vista, sarebbe più opportuno calibrare le presenze, sugli scaffali. Però, sono convinto che un disco resti un biglietto da visita, per un artista. Di più, un quadro. E poi non dimenticherò mai quello che accadde anni fa: preparammo, prima della morte di Fellini, un vasto repertorio di musiche tratte dal bagaglio di Nino Rota, un autore che ho particolarmente amato. Avremmo dovuto inciderle, ma rimandammo. Scomparso Fellini, legato indissolubilmente alle opere di Rota, molti altri ci rubarono l’idea e confezionarono diversi prodotti, bruciando il nostro lavoro. Che non fu mai più approntato».
Un concerto non è un disco. E un disco non è un concerto. Ma la presentazione di Capurso ha saputo segnalarsi per l’intensità, soprattutto. E per quelle sonorità adesso fresche e frizzanti, ora particolarmente dense, ma anche di immediata assimilazione. O per quelle note sempre rotonde: ravvivate – consentitecelo – da una batteria che, da queste parti, era transitata veloce in qualche avvenimento non eccessivamente reclamizzato: quella di Alessandro Minetto. «Generalmente – prosegue Guido Di Leone – elaboro un progetto musicale e poi scelgo i musicisti che dovranno eseguirlo. In questo caso, invece, è avvenuto il contrario: mi sono trovato casualmente a suonare con i miei futuri compagni di viaggio. In una di quelle situazioni che solo il jazz può offrire: senza provare. Cioè, ci siamo conosciuti e abbiamo cominciato a suonare: e, allora, mi sono invaghito del loro sound. Ho riscontrato affinità e intesa, da sùbito. Adesso, non abbiamo neanche bisogno di comunicare: ci regoliamo con uno sguardo».
La musica è come la vita. E’ arte dell’incontro. Vinícius De Moraes non sbagliava. «Due giorni dopo aver conosciuto Barend, Alessandro e Pietro ho cominciato a comporre cinque brani di questo cd («Walkin’ Ahead» è un incrocio di nove tracce, ndr). E, poco più in là, abbiamo inciso». Facendo convergere pezzi originali (“Walkin’ Ahead”, che offre il titolo all’intero disco, “Soft Blow”, “Hypnotic Waltz”, “Spring Board” e “The Dishwater Tune”) e cover riarrangiate (“Westwood Walk” di Mulligan, “III Wind” e “I’ve Got the World on a String” di Arlen-Koehler, “Mia Malinconia”, tema principale dell’«Amarcord» felliniano, di Nino Rota). E senza dimenticare di aggiungere un’abbondante fragranza di west coast. «Che gradisco infinitamente, contrariamente a molti jazzisti». Guido Di Leone ci riprova. In attesa della prossima intuizione. Imminente, immaginiamo.

Top

   
 

Top

   
 

Top

   
 

LA PRIMA VOLTA DEL TRIO DE JANEIRO
di Maurizio Mazzacane

http://www.levignepiene.com/recensioni.php?rec_id=19
11 luglio 2006

Lui, chitarrista di talento ormai riconosciuto, anche oltre regione. E jazzista con la passione delle atmosfere mediterranee. Lei, vocalist salentina d’estrazione e barese d’adozione. E due preferenze: gli standard eleganti e gli autori brasiliani. Di bossa, ma non solo. L’altro, percussionista tranese, personaggio amabilissimo e musicista per purissimo diletto. Cioè, Guido Di Leone, Paola Arnesano ed Enzo Falco. Ovvero, il Trio de Janeiro, formazione che presta il titolo al cd appena approntato, da pochissimi giorni sul mercato discografico e firmato dall’etichetta indipendente Fo(u)r. Etichetta, peraltro, giovanissima, ideata proprio da Guido Di Leone lo scorso inverno.
Il lavoro è ovviamente destinato ad un pubblico che apprezza la musica d’autore brasiliana che va dagli anni quaranta agli anni novanta e, anche e sopratttto, la bossa nova, non eccessivamente inquadrata dalle coordinate del jazz, storicamente parente stretto di molte tonalità che arrivano da quella fetta di Sud America. L’album è una raccolta di ventitre brani che attingono dal repertorio di Chico Buarque de Hollanda (“Atrás da Porta”), Ary Barroso (“Na Baixada do Sapateiro” e “Na Batucada da Vida”), Caetano Veloso (“Desde Que o Samba E’ Samba”), Tom Jobim (le immancabili “Desafinado”, “Insensantez”, “Aguas de Março” e “Garota de Ipanema”), Baden Powell (“Vou Deitar e Rolar”, “Lapinha”, “Cai Dentro” e “Samba Triste”), João Bosco (“Cobra Criada”, “Bala Com Bala”), Edu Lobo (“Corrida de Jangada”), Nelson Cavaquinho (“Folhas Secas”), Djavan (“Fato Consumado”), Gilberto Gil (“Meio de Campo” e “Amor Até o Fim”) e di altri autori ancora.
Ventitre brani peraltro rivisitati in un live che ha voluto espressamente (e ufficialmente) presentare il prodotto finito, ma appaltato nel tempo: perché il Trio de Janeiro, di fatto, si muove sui palcoscenici di Puglia - e anche di fuori regione - da anni. Senza aver, però, mai generato un disco capace di sintetizzarne il percorso. Almeno sino ad oggi. Un live, oltre tutto, inconsueto: perché confezionato sul mare (anzi, sui due Mari), all’interno di un battello (Cala Junco, solitamente adibito al trasporto turistico). Musica in movimento, cioè: l’ultima frontiera abbattuta sulla strada degli spettacoli dal vivo. In una terra che, evidentemente, comincia ad avvertire il bisogno di industriarsi, di valutare nuove idee e di credere nel turismo, fonte mai troppo amata. Musica in movimento, frutto di un’invenzione di Larry Franco, pianista tarantino e, ovviamente, direttore artistico di una rassegna, «Jazz nei 2 Mari», che guarda al dixieland e anche oltre. E che ha offerto (e continuerà a farlo) altri appuntamenti, rigorosamente estivi.
Tra le onde, intanto, il Trio de Janeiro ha saputo garantire spartiti lievi, ma intrisi di significato, non solo musicale (il repertorio brasiliano d’autore affonda le proprie radici anche nella ricercatezza dei testi: ma chi non conosce il portoghese avrà difficolta a percepirlo). Divertendosi, senza prendersi troppo sul serio. Puntando, nel contempo, sulla qualità. Ma, innanzi tutto, per Guido Di Leone e Paola Arnesano si è trattato di un ritorno (gradito) alle sonorità oroverdi: basti pensare alla precedente esperienza di «Abrasileirado», inciso con l’apporto di diversi musicisti di casa nostra, tra i quali Mario Rosini. Non troppi anni addietro.

Top

   
 

Top

   
 

Top

   
 

Top

   
 

ISOLE DI JAZZ
Guido Di Leone, Giuseppe Bassi, Massimo Manzi e l’Ottonando Brass Quintet hanno presentato il loro ultimo lavoro discografico: dieci tracce e molta sobrietà

di Maurizio Mazzacane

La già ricca discografia di Guido Di Leone si amplia con il recentissimo ingresso sul mercato del cd Isole, presentato ufficialmente tra novembre e dicembre dallo stesso chitarrista barese. Che, per l’occasione, è stato accompagnato dal contrabbassista Giuseppe Bassi (compagno di viaggio fedelissimo), dal batterista Massimo Manzi e dall’Ottonando Brass Ensemble di Mino Lacirignola, trombettista fasanese che ha coinvolto nel progetto Marco Sannini (tromba e flicorno), Donato Semeraro (corno), Giuseppe Zizzi (trombone) e Domenico Zizzi (basso tuba). Il lavoro, distributo dall’etichetta tedesca Yvp Music, può contare anche sugli arrangiamenti di Luigi Giannatempo.
Isole è un  progetto originale diviso in dieci tracce, cinque delle quali sono firmate dallo stesso Di Leone: è il caso del brano che dà il titolo all’intero cd, di Il Momento Infranto, di Composed on Piano for Mal Waldron, del tributo dedicato a Rota e Fellini e di Tema per un Film Che Non C’è («E’ a disposizione di chi lo riterrà opportuno», fa sapere lo stesso autore). Progetto, peraltro, testato in diverse esecuzioni dal vivo (una per tutte: quella di Piazza Teatro, a Trani, all’interno del cartellone Pugljazz 2004), che hanno preceduto e succeduto la registrazione in studio. Ed è, ovviamente, un lavoro fortemente caratterizzato dalla presenza dei fiati, che interagiscono con un tessuto musicale dal taglio sobrio ed equilibrato.
Come dire che le situazioni differenti (e questa, di fatto, lo è) non intimoriscono Guido Di Leone, musicista tra i più duttili del panorama pugliese: e le esperienze passate con la musica brasiliana d’autore (in compagnia di Paola Arnesano e Mario Rosini, giusto per citare due momi), con quelle legate alla cinematografia di Totò (parliamo della Banda degli Onesti, dove condivide il palco con lo stesso Bassi, ettore Carucci ed Enzo lanzo), con le note di Gianni Basso, oppure con varie formazioni che guardano attentamente sia alla tradizione jazzistica che alla sonorità latine (lo ricordiamo, ad esempio, nel trio Con Alma, al fianco di Vito di Modugno e Mimmo Campanale) rafforzano il concetto. In attesa di nuovi progetti: che arriveranno. Molto presto.

Top

   
 
Guarda i miei video su

 

Guido Di Leone
Metodo facile e completo di teoria Jazz
Sinfonica Jazz - Distrib. Carish

Dedicato ai maestri
che mi hanno aiutato nella mia formazione
ed ai miei allievi
che mi scelgono come guida. GdL

Con questa pubblicazione, Guido Di Leone raggiunge un'importante tappa in un'intensa attività didattica e di musicista. Il suo rapporto continuo con gli allievi, la sua esperienza di musicista e di insegnante sono racchiuse qui, in questo testo che, sistematicamente ed efficacemente, sfronda l'argomento della teoria jazz da quell'alone intellettuale e quasi elitario che spesso, purtroppo, l'avvolge.

Negli argomenti che si susseguono i lettori ritroveranno lo stile amichevole delle lezioni di Guido Di Leone; il testo è semplice da seguire, facile da comprendere, logico da interpretare. Non ci sono argomenti "sacri": la logicità delle argomenta-zioni è tanto disarmante che davvero si crede, studiandolo, che si può arrivare a suonare il jazz senza nascere "Coltrane".

Anche se in nessun argomento Di Leone ha la pretesa di essere esaustivo: il suo non è un trattato scientifico e definitivo; è un manuale, un "compagno di viaggio" per l'allievo, per il musicista o aspirante tale che vuole avere un riferimento chiaro e semplice. E' un po' una chiave messa a disposizione di chi vuole capire da dove partire, per poi eventualmente affrontare in un secondo momento lo studio siste-maticamente approfondito di argomenti specifici, per i quali esistono già caterve di libri; senza che tutto questo significhi, però, trattazione banale o, peggio, pro-messa di miracoli a buon mercato.

E sicuramente il testo ha una caratteristica ancora più preziosa: non ti da mai la sensazione che, tra le righe, ci sia la risposta a tutto. Cos'è in fondo la musica (tut-ta, non solo il jazz) se non comunicazione e condivisione di sentimenti, rapporto tra le persone, tra pubblico ed esecutore, tra musicisti in interplay, tra allievo e maestro, tra il musicista e il proprio strumento? Questo libro ti suggerisce chiara-mente proprio questo: che bisogna uscire dalla propria stanza ed andare a suonare davvero, facendo le proprie esperienze musicali, anche se costa fatica.

Perché anche un buon libro, alla fine, resta solo un libro. La musica bisogna farla altrove.

Massimiliano Monno

Home | Biografia | Discografia | Recensioni | Progetti | Concerti | Galleria | Links
 
   
Copyright © Guido Di Leone. Tutti i diritti sono riservati.