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IL
BRASILE IN CASA PROPRIA
di Maurizio Mazzacane -
17 febbraio 2008
Bossa na minha casa (Fo(u)r, 2008)
Guido
Di Leone è un vecchio amico del Brasile. Inseguito (e riproposto)
con la chitarra nelle notti di note e nelle atmosfere di un disco.
Di tre dischi: quelli condivisi con Paola Arnesaano e Mario Rosini
(«Abrasileirado») o, qualche tempo più avanti,
con la stessa vocalist e il percussionista Enzo Falco (è
il progetto "Trio De Janeiro") e con il gruppo allargato
di Paola Arnesano («Falando de Jobim»). Tre registrazioni,
quelle, eseguite in uno studio: come qualsiasi altra, del resto.
Ma i tempi si evolvono e la tecnologia avanza. Anzi, emigra. In
casa propria, magari. E sì, perché il quarto tributo
alle sonorità oroverdi del chitarrista barese si compie
(e si realizza) tra le pareti del suo domicilio, in una stanza
opportunamente preparata. Proprio come se fosse una sala di registrazione.
Incensando il concetto di autoproduzione: uno dei segni distintivi
di questi tempi autarchici, dove è necessario arrangiarsi
per non soffrire. E uno degli ingredienti della Puglia musicale
che pulsa, che fermenta sempre più.
A proposito: il suo ultimo lavoro è firmato dalla Fo(ur),
etichetta che lo stesso Di Leone ha inaugurato e lanciato da un
paio di anni con alcuni compagni di musica, come Mino Lacirignola
e Larry Franco. E, allora, l'autoproduzione è davvero totale.
Come lo stesso cd («Bossa na Minha Casa», «Bossa
a Casa Mia») si sforza di sottolineare: cominciando dal
titolo. E passando per le foto di copertina e per le note scritte
a margine: «Siamo seduti sul divano bianco dopo aver ascoltato
i dischi di Baden Powell. la pasta bolle in pentola. Guido prende
la sua chitarra classica e comincia a suonare qualche brano di
bossa. E se provassimo a registrare con il cd recorder questo
incontro tra amici? Sono le 23,30 e tutto è pronto».
Le tracce sono quattordici: si va da "Samba de Verão"
di Menescal (interpretata in inglese dalla voce di Francesca Leone)
a "Chove Chuva" di Jorge Ben, da "Brigas Nunca
Mais" della "dupla" Jobim-De Moraes alla meno ripercorse
"Reza" di Edu Lobo e "Samba de Duas Notas"
de Luís Bonfá, dalla più leggera "Chiclete
con Banana" di Gilberto Gil alle più popolari "Bim
Bom" e "Um Abraço no Bonfá" di João
Gilbero, "Você e Eu" di Carlinhos Lyra, "Samba
da Minha Terra" di Dorival Caymmi, "Este Seu Olhar",
"Berimbau", "O Pato" e - poteva disertare?
- "Garota de Ipanema". E il prodotto - come dicevamo,
fortemente artigianale, nell'accezione migliore del termine -
è assolutamente credibile.
Pugliese è anche il resto del quartetto ritrovatosi in
circostanze più o meno casuali esattamente un anno fa (ma
la masterizzazione avverrà più avanti, nel novembre
del 2007, così come il completamento della produzione,
ad inizio di quest'anno): detto della chitarra di Guido Di Leone
e di Francesca Leone (che continua a spiare le tonalità
brasiliane con un'altra formazione, quella dei Marchio Bossa),
ecco il contrabbassista castellanese Bepppe De Lilla e il batterista
barese Fabio Delle Foglie: per l'occasione, assorbito da rullante
e charleston. Intanto, «la città dorme, pioviggina,
noi suoniamo, relax e saudade si diffondono per la stanza. Sono
le 3,30. Forse, in studio, non avremmo registrato questi brani,
forse ovvi e scontati, forse avremmo cercato a tutti i costi perfezione
di suoni, dinamiche. Ma questa volta ci piace così. Ci
salutiamo contenti e rilassati. Ecco "Samba na Minha Casa"».
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MUSICA
- ALTA PRODUTTIVITA'
di Maurizio Mazzacane
http://www.levignepiene.com/recensioni.php?rec_id=36
21 ottobre 2006
La
produttività incalzante non è un problema. E le
frequentissime visite nelle sale d’incisioni non sono un
ostacolo. Anche se il pericolo subdolo dell’impasse è
commercialmente implicito. Parole di Guido Di Leone, compositore
barese che, a Capurso (Sala Botticelli dell’Hotel ’90),
ha presentato ufficialmente la fatica ultima, «Walkin’
Ahead», partorita nel marzo scorso con la complicità
del batterista torinese Alessandro Minetto, del caldo sassofonista
Barend Middelhoff (olandese di Den Haag, ma bolognese di residenza)
e del contrabbassista romano Pietro Ciancaglini.
Del resto, «Questions & Notes», voluta dall’Associazione
«Porta del Lago» e coordinata dal direttore artistico
della manifestazione, Michele Laruccia (per intenderci: è
l’attore primo del «Multicilturita Summer Jazz Festival»
di Capurso) è una rassegna che si pregia di sottoporre
al pubblico lavori originali prodotti in terra di Puglia, da artisti
pugliesi. Coinvolti, prima del live, in un sintetico dibattito
dove è possibile comprendere il progetto e le intenzioni
che lo sorreggono: situazione, per l’occasione, moderata
dall’ormai consumata esperienza di Alceste Ayroldi, una
delle anime di Jazzitalia, partner principale dell’appuntamento.
«Walking’ Ahead», distribuito da pochissimi
giorni, è il frutto più recente dell’antica
collaborazione di Guido Di Leone con la label tedesca “Yvp
Music”, ma è pure l’ennesimo album lanciato
sul mercato discografico a proprio nome o a nome di una formazione
in cui il chitarrista (e, da un po’, anche il batterista)
è punto di riferimento. Pratica, questa, rinvigoritasi
in questi ultimi mesi, per la verità: da quando, cioè,
Di Leone ha fondato – con altri musicisti – un’etichetta
indipendente, la Fo(u)r. Ma questa è un’altra storia.
«E’ vero, non lo nascondo. In estate, per esempio,
è uscito il primo album del Trio De Janeiro, del quale
faccio parte, e prima ancora ho registrato diversi altri progetti.
E l’intervallo tra un cd e l’altro ha coperto tempi
ridottissimi. Produco tanto, lo ammetto. E, forse, da un certo
punto di vista, sarebbe più opportuno calibrare le presenze,
sugli scaffali. Però, sono convinto che un disco resti
un biglietto da visita, per un artista. Di più, un quadro.
E poi non dimenticherò mai quello che accadde anni fa:
preparammo, prima della morte di Fellini, un vasto repertorio
di musiche tratte dal bagaglio di Nino Rota, un autore che ho
particolarmente amato. Avremmo dovuto inciderle, ma rimandammo.
Scomparso Fellini, legato indissolubilmente alle opere di Rota,
molti altri ci rubarono l’idea e confezionarono diversi
prodotti, bruciando il nostro lavoro. Che non fu mai più
approntato».
Un concerto non è un disco. E un disco non è un
concerto. Ma la presentazione di Capurso ha saputo segnalarsi
per l’intensità, soprattutto. E per quelle sonorità
adesso fresche e frizzanti, ora particolarmente dense, ma anche
di immediata assimilazione. O per quelle note sempre rotonde:
ravvivate – consentitecelo – da una batteria che,
da queste parti, era transitata veloce in qualche avvenimento
non eccessivamente reclamizzato: quella di Alessandro Minetto.
«Generalmente – prosegue Guido Di Leone – elaboro
un progetto musicale e poi scelgo i musicisti che dovranno eseguirlo.
In questo caso, invece, è avvenuto il contrario: mi sono
trovato casualmente a suonare con i miei futuri compagni di viaggio.
In una di quelle situazioni che solo il jazz può offrire:
senza provare. Cioè, ci siamo conosciuti e abbiamo cominciato
a suonare: e, allora, mi sono invaghito del loro sound. Ho riscontrato
affinità e intesa, da sùbito. Adesso, non abbiamo
neanche bisogno di comunicare: ci regoliamo con uno sguardo».
La musica è come la vita. E’ arte dell’incontro.
Vinícius De Moraes non sbagliava. «Due giorni dopo
aver conosciuto Barend, Alessandro e Pietro ho cominciato a comporre
cinque brani di questo cd («Walkin’ Ahead» è
un incrocio di nove tracce, ndr). E, poco più in là,
abbiamo inciso». Facendo convergere pezzi originali (“Walkin’
Ahead”, che offre il titolo all’intero disco, “Soft
Blow”, “Hypnotic Waltz”, “Spring Board”
e “The Dishwater Tune”) e cover riarrangiate (“Westwood
Walk” di Mulligan, “III Wind” e “I’ve
Got the World on a String” di Arlen-Koehler, “Mia
Malinconia”, tema principale dell’«Amarcord»
felliniano, di Nino Rota). E senza dimenticare di aggiungere un’abbondante
fragranza di west coast. «Che gradisco infinitamente, contrariamente
a molti jazzisti». Guido Di Leone ci riprova. In attesa
della prossima intuizione. Imminente, immaginiamo.
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LA
PRIMA VOLTA DEL TRIO DE JANEIRO
di Maurizio Mazzacane
http://www.levignepiene.com/recensioni.php?rec_id=19
11 luglio 2006
Lui,
chitarrista di talento ormai riconosciuto, anche oltre regione.
E jazzista con la passione delle atmosfere mediterranee. Lei,
vocalist salentina d’estrazione e barese d’adozione.
E due preferenze: gli standard eleganti e gli autori brasiliani.
Di bossa, ma non solo. L’altro, percussionista tranese,
personaggio amabilissimo e musicista per purissimo diletto. Cioè,
Guido Di Leone, Paola Arnesano ed Enzo Falco. Ovvero, il Trio
de Janeiro, formazione che presta il titolo al cd appena approntato,
da pochissimi giorni sul mercato discografico e firmato dall’etichetta
indipendente Fo(u)r. Etichetta, peraltro, giovanissima, ideata
proprio da Guido Di Leone lo scorso inverno.
Il lavoro è ovviamente destinato ad un pubblico che apprezza
la musica d’autore brasiliana che va dagli anni quaranta
agli anni novanta e, anche e sopratttto, la bossa nova, non eccessivamente
inquadrata dalle coordinate del jazz, storicamente parente stretto
di molte tonalità che arrivano da quella fetta di Sud America.
L’album è una raccolta di ventitre brani che attingono
dal repertorio di Chico Buarque de Hollanda (“Atrás
da Porta”), Ary Barroso (“Na Baixada do Sapateiro”
e “Na Batucada da Vida”), Caetano Veloso (“Desde
Que o Samba E’ Samba”), Tom Jobim (le immancabili
“Desafinado”, “Insensantez”, “Aguas
de Março” e “Garota de Ipanema”), Baden
Powell (“Vou Deitar e Rolar”, “Lapinha”,
“Cai Dentro” e “Samba Triste”), João
Bosco (“Cobra Criada”, “Bala Com Bala”),
Edu Lobo (“Corrida de Jangada”), Nelson Cavaquinho
(“Folhas Secas”), Djavan (“Fato Consumado”),
Gilberto Gil (“Meio de Campo” e “Amor Até
o Fim”) e di altri autori ancora.
Ventitre brani peraltro rivisitati in un live che ha voluto espressamente
(e ufficialmente) presentare il prodotto finito, ma appaltato
nel tempo: perché il Trio de Janeiro, di fatto, si muove
sui palcoscenici di Puglia - e anche di fuori regione - da anni.
Senza aver, però, mai generato un disco capace di sintetizzarne
il percorso. Almeno sino ad oggi. Un live, oltre tutto, inconsueto:
perché confezionato sul mare (anzi, sui due Mari), all’interno
di un battello (Cala Junco, solitamente adibito al trasporto turistico).
Musica in movimento, cioè: l’ultima frontiera abbattuta
sulla strada degli spettacoli dal vivo. In una terra che, evidentemente,
comincia ad avvertire il bisogno di industriarsi, di valutare
nuove idee e di credere nel turismo, fonte mai troppo amata. Musica
in movimento, frutto di un’invenzione di Larry Franco, pianista
tarantino e, ovviamente, direttore artistico di una rassegna,
«Jazz nei 2 Mari», che guarda al dixieland e anche
oltre. E che ha offerto (e continuerà a farlo) altri appuntamenti,
rigorosamente estivi.
Tra le onde, intanto, il Trio de Janeiro ha saputo garantire spartiti
lievi, ma intrisi di significato, non solo musicale (il repertorio
brasiliano d’autore affonda le proprie radici anche nella
ricercatezza dei testi: ma chi non conosce il portoghese avrà
difficolta a percepirlo). Divertendosi, senza prendersi troppo
sul serio. Puntando, nel contempo, sulla qualità. Ma, innanzi
tutto, per Guido Di Leone e Paola Arnesano si è trattato
di un ritorno (gradito) alle sonorità oroverdi: basti pensare
alla precedente esperienza di «Abrasileirado», inciso
con l’apporto di diversi musicisti di casa nostra, tra i
quali Mario Rosini. Non troppi anni addietro.
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ISOLE
DI JAZZ
Guido Di Leone, Giuseppe Bassi, Massimo Manzi
e l’Ottonando Brass Quintet hanno presentato il loro ultimo
lavoro discografico: dieci tracce e molta sobrietà
di
Maurizio Mazzacane
La
già ricca discografia di Guido Di Leone si amplia con il
recentissimo ingresso sul mercato del cd Isole, presentato ufficialmente
tra novembre e dicembre dallo stesso chitarrista barese. Che,
per l’occasione, è stato accompagnato dal contrabbassista
Giuseppe Bassi (compagno di viaggio fedelissimo), dal batterista
Massimo Manzi e dall’Ottonando Brass Ensemble di Mino Lacirignola,
trombettista fasanese che ha coinvolto nel progetto Marco Sannini
(tromba e flicorno), Donato Semeraro (corno), Giuseppe Zizzi (trombone)
e Domenico Zizzi (basso tuba). Il lavoro, distributo dall’etichetta
tedesca Yvp Music, può contare anche sugli arrangiamenti
di Luigi Giannatempo.
Isole è un progetto originale diviso in dieci tracce,
cinque delle quali sono firmate dallo stesso Di Leone: è
il caso del brano che dà il titolo all’intero cd,
di Il Momento Infranto, di Composed on Piano for Mal Waldron,
del tributo dedicato a Rota e Fellini e di Tema per un Film Che
Non C’è («E’ a disposizione di chi lo
riterrà opportuno», fa sapere lo stesso autore).
Progetto, peraltro, testato in diverse esecuzioni dal vivo (una
per tutte: quella di Piazza Teatro, a Trani, all’interno
del cartellone Pugljazz 2004), che hanno preceduto e succeduto
la registrazione in studio. Ed è, ovviamente, un lavoro
fortemente caratterizzato dalla presenza dei fiati, che interagiscono
con un tessuto musicale dal taglio sobrio ed equilibrato.
Come dire che le situazioni differenti (e questa, di fatto, lo
è) non intimoriscono Guido Di Leone, musicista tra i più
duttili del panorama pugliese: e le esperienze passate con la
musica brasiliana d’autore (in compagnia di Paola Arnesano
e Mario Rosini, giusto per citare due momi), con quelle legate
alla cinematografia di Totò (parliamo della Banda degli
Onesti, dove condivide il palco con lo stesso Bassi, ettore Carucci
ed Enzo lanzo), con le note di Gianni Basso, oppure con varie
formazioni che guardano attentamente sia alla tradizione jazzistica
che alla sonorità latine (lo ricordiamo, ad esempio, nel
trio Con Alma, al fianco di Vito di Modugno e Mimmo Campanale)
rafforzano il concetto. In attesa di nuovi progetti: che arriveranno.
Molto presto.
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Guido
Di Leone
Metodo facile e completo di teoria Jazz
Sinfonica Jazz - Distrib. Carish
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Dedicato
ai maestri
che mi hanno aiutato nella mia formazione
ed ai miei allievi
che mi scelgono come guida. GdL
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Con
questa pubblicazione, Guido Di Leone raggiunge un'importante
tappa in un'intensa attività didattica e di musicista.
Il suo rapporto continuo con gli allievi, la sua esperienza
di musicista e di insegnante sono racchiuse qui, in questo
testo che, sistematicamente ed efficacemente, sfronda l'argomento
della teoria jazz da quell'alone intellettuale e quasi elitario
che spesso, purtroppo, l'avvolge.
Negli
argomenti che si susseguono i lettori ritroveranno lo stile
amichevole delle lezioni di Guido Di Leone; il testo è
semplice da seguire, facile da comprendere, logico da interpretare.
Non ci sono argomenti "sacri": la logicità
delle argomenta-zioni è tanto disarmante che davvero
si crede, studiandolo, che si può arrivare a suonare
il jazz senza nascere "Coltrane".
Anche
se in nessun argomento Di Leone ha la pretesa di essere
esaustivo: il suo non è un trattato scientifico e
definitivo; è un manuale, un "compagno di viaggio"
per l'allievo, per il musicista o aspirante tale che vuole
avere un riferimento chiaro e semplice. E' un po' una chiave
messa a disposizione di chi vuole capire da dove partire,
per poi eventualmente affrontare in un secondo momento lo
studio siste-maticamente approfondito di argomenti specifici,
per i quali esistono già caterve di libri; senza
che tutto questo significhi, però, trattazione banale
o, peggio, pro-messa di miracoli a buon mercato.
E
sicuramente il testo ha una caratteristica ancora più
preziosa: non ti da mai la sensazione che, tra le righe,
ci sia la risposta a tutto. Cos'è in fondo la musica
(tut-ta, non solo il jazz) se non comunicazione e condivisione
di sentimenti, rapporto tra le persone, tra pubblico ed
esecutore, tra musicisti in interplay, tra allievo e maestro,
tra il musicista e il proprio strumento? Questo libro ti
suggerisce chiara-mente proprio questo: che bisogna uscire
dalla propria stanza ed andare a suonare davvero, facendo
le proprie esperienze musicali, anche se costa fatica.
Perché
anche un buon libro, alla fine, resta solo un libro. La
musica bisogna farla altrove.
Massimiliano
Monno |
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